
IDENTITA' |
Il territorio di Cleto ha custodito preziosi reperti di varie epoche, alcuni dei
quali venuti alla luce nell'ambito delle ricerche che ha visto impegnati famosi
archeologi e studiosi. Oltre ai ruderi del castello medievale e alla Chiesa della
consolazione, sono ancora visibili a Cleto i resti della Chiesa castellense
(la quale non resse al terremoto dell'8 settembre 1905), qualche palazzotto signorile
e la Chiesa Madre di epoca barocca con un campanile a cuspide ricurva con
manto di maiolica policroma (XVII sec.) di chiaro stile bizantino. Ruderi del Castello medievale: Il castello, un'imponente struttura a pianta quadrangolare, con due possenti torri, ora in fase di ristrutturazione conservativa, ha origini incerte, anche se si pensa sia stato costruito nel XIII sec. dai baroni di Pietramala. Invece la leggenda racconta che sia stata Cleta (la regina delle amazzoni) che, fuggita da Troia, venne qua a fondarlo. Di certo si sa che la Storia, attorno al 1200, lo racconta presidio militare a guardia di quel percorso che univa, e unisce ancora, la costa tirrenica con la città di Cosenza: esso era anche un luogo di sicuro rifugio per quei viandanti che attraversavano queste terre. Subì consistenti rifacimenti nel corso del '500. Altri resti sono avanzati dalla cinta muraria, dai bastioni e dalle torrette; inoltre, si possono altresì osservare ruderi delle due torri cilindriche di epoca medievale. Sotto la baronia dei Giannuzzi, discendenti dei Giannuzzi-Savelli di Roma e Patrizi di Cosenza, il castello fu ristrutturato e modificato in vera fortificazione: fu munito di ponte levatoio, di due robuste torri e di una cinta muraria esterna. Fervente ed attiva era la vita nel castello; la baronessa controllava la filatura e la tessitura del lino e del baco da seta che si sviluppava abbondantemente nei sotterranei del castello per l'abbondanza di "pampini di gelso" crescenti lungo le rive del Torbido. Da questo scenario di pietre ormai scarnificate, si può ammirare uno stupendo paesaggio di marine, di colli verdeggianti, patrimonio prezioso della nostra realtà. Poco sotto il castello, si raggiunge il rudere di una vecchia Chiesa, di struttura romanica, che conserva ancora l'antica campana. Sollevato il ponte, il castello veniva isolato ed era pronto alla difesa; tutti gli attacchi s'infrangevano contro le difese naturali ed umane. Negli anni quaranta è stata rinvenuta sigillata e murata nella torre una pergamena in cui si narrava la vita nel castello e la potestà incontrollata del Barone che, tra l'altro, aveva potere di vita o di morte su ogni persona ritenuta colpevole di orrendi delitti o di alto tradimento. La morte avveniva per soffocamento in quanto il condannato veniva gettato nella "lupa", una caverna profonda diverse decine di metri e senza via di uscita. Il Barone, inoltre, godeva del diritto di " Ius primae noctis": la ragazza convolata a nozze, su richiesta del Barone, dimorava al castello a disposizione del padre-padrone, anche se studi recenti hanno ridimensionato la cosa: si dice che il Barone non abbia mai esercitato tale diritto perché la ragazza diveniva parte integrante della famiglia baronale ed era considerata come una figlia naturale con tutti i privilegi e i diritti alla successione. Nei casi di calamità naturali o malattie, gli infermi venivano portati al castello e qui curati amorevolmente, sempre sotto il controllo della signora baronessa. In questo modo la vita nel castello trascorreva lenta e monotona interrotta qualche volta dalla presenza dei musulmani, che infestavano le zone ove sbarcavano. Compito della signora baronessa era anche la preparazione dei pranzi da offrire ai poveri del paese in occasione di ricorrenze religiose. Nella frazione Savuto, ben visibile anche dall'autostrada, tra gli svincoli di San Mango d'Aquino e Falerna, avanzi di un castello feudale edificato sopra la roccia; in evidenza i resti delle mura perimetrali e del portale in pietra del sec. XVI. Del castello colpiscono due torri maestose cilindriche, la prima destinata alla difesa, sorvegliava a sinistra il ponte levatoio. All'interno un'ampia cisterna raccoglieva l'acqua piovana che poteva servire per dissetare; mentre un'altra vasca posta sottoterra e coperta poteva contenere molte derrate alimentari. L'altra torre divisa in due era destinata alla difesa della parte superiore, mentre la parte inferiore ad abitazione del barone, che vi dormiva, adagiato sopra un materasso di pannocchie, per tutto il periodo di quaresima. Chiesa della Consolazione Eretta nel 1600 (e restaurata nell'800), ha un campanile a cuspide ricurva, affreschi ottocenteschi di R.Aloisio da Aiello e un dipinto ad olio su tela, con la Madonna della Consolazione, purtroppo trafugato. Porte: Si accede al centro storico mediante quattro porte: Porta Pirillo a sud, Porta Forgia ad ovest, Porta Cafarone ad est e Porta Timpone a nord-ovest. Alla sera le porte venivano chiuse e sorvegliate e il paese s'isolava così dal resto del territorio. Porta Pirillo così chiamata perché la piazzetta antistante aveva ed ha la forma di una pera; Porta Forgia perché vi erano i "forgiari",che lavoravano il ferro per costruire le armi; Porta Cafarone chiamata così dal nome della persona addetta alla sorveglianza della gente che ne usciva o ne rientrava; Porta Timpone, perché vicino ad un dirupo dal quale era impossibile avventurarsi. Dal punto di vista archeologico, nell'ambito delle campagne di ricognizioni succedutesi tra il 1983 ed il 1985, realizzate dagli Istituti di Archeologia e Storia Antica dell'Università di Perugia, sono stati rinvenuti anche nel territorio di Cleto alcuni siti di interesse pre-protostorico. In particolare la tomba a grotticelle con resti umani scoperta nella zona Pantani (a valle dell'abitato di Cleto), nonché il ritrovamento nell'area di materiale ceramico, manufatti litici e utensili di ossidiana: ciò lascia supporre che a Cleto, come nella vicina Serra d'Aiello (Cozzo Piano Grande), esistesse un insediamento afferente un sistema preistorico autoctono. Alcuni rinvenimenti ascrivibili a masserie agricole primitive avvenute nelle campagne cletesi, indicano che questa attività era praticata in epoca preromana. Vi sono anche numerose grotte naturali, alcune delle quali recanti evidenti segni di manomissione. |
(tutte le informazioni sono state fornite dall'associazione di volontariato "EIDOS") |
PATRIMONIO STORICO-ARTISTICO ED ARCHEOLOGICO |